In cammino…
con la CHIESA
7 APRILE
DOMENICA DI QUARESIM
19 MAGGIO
V DOMENICA DI PASQUA
Anno C
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La Gloria del Risorto si manifesta nella Nuova Gerusalemme
La circolarità dell’amore che, attraverso un continuo scambio, stringe in unità il Padre, il Figlio, lo Spirito e la Comunità: ecco la realtà «nuova» che ci fa contemplare oggi la liturgia della Parola.
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Un mondo da costruire con Dio
Cieli nuovi e terra nuova sono oggi l’aspirazione che batte al cuore di tutti coloro che sono impegnati in un superamento dell’attuale ordinamento sociale, così carico di ingiustizie e sfruttamenti. «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» è la grande speranza cristiana: un mondo nuovo.
Ma non è l’uomo nel suo sforzo solitario a costruire questo mondo nuovo. E’ l’uomo insieme con Dio, in collaborazione con Dio. Tutti gli umanesimi che pensano di poter fare a meno di Dio sono destinati a un amaro fallimento. Lo sforzo prometeico dell’uomo di ergersi solo contro Dio, considerato come un rivale della grandezza umana, un antagonista che toglie all’uomo l’ampiezza dei suoi orizzonti e della sua autonomia, si chiude in una tragica confessione di impotenza.
In questa costruzione di un mondo nuovo, di una umanità nuova, alcune teorie politiche fanno leva unicamente sulla lotta che troppo spesso si impasta di odio e di aggressività violenta. Il cristiano sa, dice il documento sinodale La giustizia nel mondo, «che nella storia esistono fonti di sviluppo diverse dalla lotta, e cioè l’amore e il diritto». Non la lotta e la violenza, ma l’amore è il centro propulsore della storia. Per questo prima di patire e morire, il Signore Gesù ha lasciato ai suoi il «comandamento nuovo» che si ricapitola tutto nell’amore vicendevole, manifestazione dell’amore divino che circola tra il Padre e il Figlio (cf vangelo).
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La Chiesa, città nuova
Al comandamento dell’amore è correlativa, per i cristiani, una situazione e una realtà nuova, una «città» nuova: la Chiesa, nuova terra, nuova Gerusalemme, dimora di Dio con gli uomini (cf seconda lettura).
Non è da credere che la visione di Giovanni si riferisca ad una realtà proiettata nel futuro idealizzato. La «città che scende dal cielo», la «terra nuova» dalla quale è scomparso il mare (simbolo delle forze dei male), indicano che la nuova creazione, inaugurata dalla vittoria pasquale di Cristo, è già in opera nei battezzati. La «sposa adorna per lo sposo» è la nuova umanità liberata dai peccato, santificata da Cristo e splendente della sua gloria e della sua bellezza. La Gerusalemme dei cielo, dunque, è coestensiva a quella della terra ed è in costruzione fino alla fine dei tempi.
Una tale costruzione avviene lentamente e, misteriosamente, la «novità » scaturita dalla Pasqua del Signore glorioso non esclude una situazione di prova, fra «lutti, lacrime e affanni», finché la Chiesa è ancora pellegrina sulla terra. E’ impegno dei cristiani lavorare e adoperarsi per rendere la nuova Gerusalemme quale è chiamata ad essere; nella prima lettura sono offerti un modello e dei criteri ai quali la loro opera deve ispirarsi: perseverare nella fede attraverso le prove e le tribolazioni per entrare nel Regno; vivere come comunità animata dall’amore fraterno e affidata alla guida e alla cura degli «anziani»; accogliere senza diffidenza coloro ai quali Dio ha aperto le porte della fede.
Così, dopo la risurrezione di Cristo, tutto è già trasformato; ma la comunione fra Dio e l’umanità redenta, fra Cristo e la sua Chiesa, deve continuamente crescere fino alla intimità più completa e profonda, quando la Gerusalemme nuova sarà in pienezza la dimora di Dio fra gli uomini e si identificherà con il corpo di Cristo giunto alla sua età perfetta e splendente di gloria.
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Liturgia del cielo e liturgia della terra
«Nella Liturgia terrena noi partecipiamo, pregustandola, a quella celeste che viene: celebrata nella santa città di Gerusalemme, verso la quale tendiamo come pellegrini, dove il Cristo siede alla destra di Dio quale ministro del santuario e del vero tabernacolo; insieme con le schiere delle milizie celesti cantiamo al Signore l’inno di gloria; ricordando con venerazione i santi, speriamo di ottenere un qualche posto con essi, e aspettiamo, quale salvatore, il Signore nostro Gesù Cristo, fino a quando egli comparirà, nostra vita, e noi appariremo con lui nella gloria» (SC 8).
Così la Costituzione sulla sacra Liturgia presenta la comunione tra la Chiesa terrena e la Gerusalemme celeste; e tale comunione si attua in sommo grado in ogni celebrazione eucaristica: con un unico canto di lode glorifichiamo Dio, rendiamo testimonianza al Cristo risorto e la nostra assemblea, radunata nel suo nome, anticipa nella storia ciò che vivrà in pienezza nella città futura. 
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Cristo è luce
Dai «Discorsi» di san Massimo di Torino, vescovo (Disc. 53, 1-2. 4; CCL 23, 214-216)
La risurrezione di Cristo apre l’inferno. I neofiti della Chiesa rinnovano la terra. Lo Spirito Santo dischiude i cieli. L’inferno, ormai spalancato, restituisce i morti. La terra rinnovata rifiorisce dei suoi risorti. Il cielo dischiuso accoglie quanti vi salgono.
Anche il ladrone entra in paradiso, mentre i corpi dei santi fanno il loro ingresso nella santa città. I morti ritornano tra i vivi; tutti gli elementi, in virtù della risurrezione di Cristo, si elevano a maggiore dignità.
L’inferno restituisce al paradiso quanti teneva prigionieri. La terra invia al cielo quanti nascondeva nelle sue viscere. Il cielo presenta al Signore tutti quelli che ospita. In virtù dell’unica ed identica passione del Signore l’anima risale dagli abissi, viene liberata dalla terra e collocata nei cieli.
La risurrezione di Cristo infatti è vita per i defunti, perdono per i peccatori, gloria per i santi. Davide invita, perciò, ogni creatura e rallegrarsi per la risurrezione di Cristo, esortando tutti a gioire grandemente nel giorno del Signore.
La luce di Cristo è giorno senza notte, giorno che non conosce tramonto. Che poi questo giorno sai Cristo, lo dice l’Apostolo: «La notte è avanzata, il giorno è vicino» (Rm 13, 12). Dice: «avanzata»; non dice che debba ancora venire, per farti comprendere che quando Cristo ti illumina con la sua luce, devi allontanare da te le tenebre del diavolo, troncare l’oscura catena del peccato, dissipare con questa luce le caligini di un tempo e soffocare in te gli stimoli delittuosi.
Questo giorno è lo stesso Figlio, su cui il Padre, che è giorno senza principio, fa splendere il sole della sua divinità.
Dirò anzi che egli stesso è quel giorno che ha parlato per mezzo di Salomone: «Io ho fatto sì che spuntasse in cielo una luce che non viene meno» (Sir 24, 6 volg.). Come dunque al giorno del cielo non segue la notte, così le tenebre del peccato non possono far seguito alla giustizia di Cristo. Il giorno del cielo infatti risplende in eterno, la sua luce abbagliante non può venire sopraffatta da alcuna oscurità. Altrettanto deve dirsi della luce di Cristo che sempre risplende nel suo radioso fulgore senza poter essere ostacolata da caligine alcuna. Ben a ragione l’evangelista Giovanni dice: La luce brilla nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta (cfr. Gv 1, 5).
Pertanto, fratelli, tutti dobbiamo rallegrarci in questo santo giorno. Nessuno deve sottrarsi alla letizia comune a motivo dei peccati che ancora gravano sulla sua coscienza. Nessuno sia trattenuto dal partecipare alle preghiere comuni a causa dei gravi peccati che ancora lo opprimono. Sebbene peccatore, in questo giorno nessuno deve disperare del perdono. Abbiamo infatti una prova non piccola: se il ladro ha ottenuto il paradiso, perché non dovrebbe ottenere perdono il cristiano?
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APOSTOLATO DELLA PREGHIERA
Intenzioni Maggio 2019
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Offerta della giornata al Sacro Cuore di Gesù
Cuore Divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno in riparazione dei peccati e per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre. Amen.
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Universale: Perché mediante l’impegno dei propri membri, la Chiesa in Africa sia fermento di unità fra i popoli, segno di speranza per questo continente.
Dei VescoviPer tutte le mamme, perché come Maria, discepola esemplare, ascoltino e custodiscano nel cuore tutte le parole del Figlio.
MarianaMaria vincitrice del peccato, ci aiuti a seguire la via del Vangelo.
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pregare PER IL CLERO dicendo: Cuore di Gesù, e Cuore Immacolato di Maria, riempite del vostro Amore il cuore di ogni sacerdote, che diventi canale di grazia per tanti
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Ricevereil 3 maggio, primo venerdì del mese, in unione di preghiera e di offerta con i fratelli della Chiesa in Africa, perché siano sale e lievito fari di quella Luce che vuol raggiungere tutti e disperdere le tenebre dell’ingiustizia e del male.
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NB: qualora questa mail giungesse dopo il 1° venerdì del mese, e non si conoscesse l’intenzione proposta, è buona norma prendere come abitudine di partecipare alla santa messa semplicemente dicendo: “LA OFFRO O SIGNORE SECONDO LE INTENZIONI DELLA TUA SANTA CHIESA”. 
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Vergine umile prediletta di Dio benedici i piccoli e chi è foriero di Bene.
recita quotidiana di una decina di Rosario per questa intenzione e per Papa Francesco.
 

26 Maggio   “S. Maria al Fonte

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TEMPO DI PASQUA

Alleluia! Cristo è risorto, vinta è la morte. 

L’annuncio pasquale risuona oggi nella Chiesa: Cristo è risorto, egli vive al di là della morte, è il Signore dei vivi e dei morti.

La Quaresima ci ha preparati a questa celebrazione a la Notte Pasquale ha “inaugurato” la Pasqua che ora si estende per sette settimane vissute intensamente “come fosse un’unica grande domenica“. 

Il Tempo di Pasqua dura 50 giorni, questo periodo si compone di sette settimane, che formano una settimana di settimane, di cui il giorno seguente, l’ottavo giorno, il giorno che non conosce tramonto è simbolo del riposo senza fine in Dio Trinità. 

Il numero sette è un’immagine della pienezza, l’unità che si aggiunge a questa pienezza moltiplicata apre sull’eterna beatitudine dove l’uomo vive in pienezza l’intimità con Dio e in Dio. 

È così che il Tempo di Pasqua, con la gioia prolungata del trionfo pasquale, è divenuto per i padri della Chiesa l’immagine dell’eternità e del raggiungimento del mistero del Cristo. 

A ciò che un solo giorno è troppo breve per celebrare, la Chiesa consacra 50 giorni, che sono estensione della gioia pasquale; il digiuno è stato sempre bandito in questo periodo, anche dai più austeri degli asceti. 

Il giorno di Pentecoste non sarà una festa a parte, ma la pienezza e il compimento di quello che è stato inaugurato la Notte di Pasqua: il dono dello Spirito, che ha risuscitato Gesù dai morti. 

I primi 8 giorni costituiscono lottava di Pasqua e si celebra come solennità del Signore. Ha carattere più pronunciato di allegrezza e di meditazione sul fatto della risurrezione del Cristo e della nascita del cristianesimo nel Battesimo, che è una partecipazione alla vita risuscitata del Cristo, mediante una nuova nascita e un pegno della risurrezione futura.

Ma tutta la cinquantina ha più o meno questo carattere: vi si canta continuamente l’Alleluia. 

Nel quarantesimo giorno si celebra l’Ascensione di Cristo al Cielo, i giorni che seguono sono una lunga preghiera per la venuta dello Spirito, in unione con i discepoli e Nostra Signora del Cenacolo. 

Il colore liturgico di questo tempo è il bianco, il colore della festa, della gioia, della vittoria e della risurrezione

Nelle domeniche del Tempo di Pasqua si dice il Gloria e si fa la professione di fede con il Credo

VALORE DA VIVERE

Gioia grande perché il Signore è risorto e ha sconfitto la morte per sempre.

(tratto da Ed. Shalom)