Fratelli

Noi Fratelli

SONO TUO PADRE,
ACCOGLIMI NEI TUOI FRATELLI

La parola che risuona nella tua Chiesa, o Padre, come fonte di saggezza e norma di vita, ci aiuti a comprendere e ad amare i nostri fratelli, perché non diventiamo giudici presuntuosi e cattivi, ma operatori di bontà e di pace. (Colletta della 8° Domenica del Tempo ordinario)

SEI CREATO PER AMARMI

Ti ho creato perché ti amo; ti ho quindi creato per amore.

E, ovviamente, ti ho dato come legge l’amore.

Sei in questo mondo con un solo scopo: quello di amare.

Amare chi?

–  il Signore, tuo Dio e Padre,

–  te stesso,

–  il tuo prossimo.

A me il primato assoluto.

Al dottore della legge che lo ha interpellato, Gesù dice: “amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente… e il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22, 37-39).

E a chi gli domanda il modo “per entrare nella vita eterna”: “ama il Signore, Dio tuo, e il prossimo come te stesso” (Lc 10, 25-28). Non ci sono dubbi: creandoti per amore, non potevo assegnarti che un solo scopo degno della tua nobile natura: me stesso!

L’unica cosa importante e seria per te è quella “di conoscermi, di amarmi, di servirmi in questa vita per godermi nell’altra in Paradiso”. “Mi devi amare in ogni cosa e sopra ogni cosa”. E se così stanno le cose, non hai che due alternative:

–  o ti apri liberamente a me col dono dell’amore,

–  o snaturi la tua esistenza, rendendola inquieta e vuota.

Se vivi per accogliere l’Amore assoluto, non puoi appagarti di sole realtà terrene, anche se buone e valide. Sei pienamente libero; ma non lasciarti ingannare da facili illusioni. Ti ho creato per me, tutto per me, soprattutto per me!

PER AMARE ME, DEVI AMARE I FRATELLI

Per amare me hai due vie diverse e complementari.

La prima consiste nel creare un rapporto diretto attraverso le forme di comunicazione proprie delle persone umane.
Mi ami pregandomi, parlandomi, invocandomi, offrendomi le tue gioie e le tue sofferenze, adeguandoti con fede alla mia volontà…

La seconda consiste nel riconoscermi presente nella persona dei fratelli e amarmi in essi.
Se Gesù ha detto: «ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25, 40; Rm 13, 8-10), ciò significa che ogni fratello, chiunque esso sia, è la mia immagine terrena, l’involucro dentro al quale io mi nascondo, il segno più evidente e parlante della mia presenza. Io e il fratello siamo due termini che si richiamano e si completano.
E per questo motivo, arrivi a me, attraverso il fratello, servi me, servendo il fratello, ami me, amando il fratello.

E reciprocamente:
se vuoi aprirti a me, devi aprirti al fratello, se vuoi incontrare me, devi incontrare il fratello, se vuoi camminare con me, devi camminare col fratello.

La celebre espressione di Tertulliano: “hai visto il fratello: hai visto Dio!” richiama efficacemente il comandamento evangelico che può essere espresso così: “amerai il Signore Dio tuo amando il tuo prossimo”.

TU E GLI ALTRI

Quali sono i fratelli da amare?

Semplicissimo: tutti!

Fratello da amare è quello che io, nella mia Provvidenza, di attimo in attimo, ti metto accanto, cioè ti faccio prossimo. Mettendotelo accanto, non ti chiedo di farlo oggetto di giudizi, di lodi o di condanne, ma solo di amarlo, ricordando che qualunque sia la persona che tu incontri è dono mio, è mio rappresentante, è ponte di collegamento fra me e te (Mt 7, 1-6; Col 3, 12-15).

Ogni fratello ha un titolo divino al tuo amore, perché è mio figlio.
Per lui rispondo io, perché mi appartiene.
Non ti illudere di potermi amare senza di lui; ma anche di poterlo amare senza di me, perché non puoi accogliere lui come fratello, se non accogli me come padre!

Ti ho creato come realtà unica e distinta, ma ti ho collocato in una comunità di fratelli:

–  come uomo, appartieni alla comunità civile;

–  come figlio di Dio, cioè cristiano, fai parte di un Corpo visibile che è la Chiesa, e di un Corpo invisibile che è il Corpo Mistico di Gesù (Cor 12, 12-27).

Non puoi isolarti! Non puoi credere di bastare a te stesso e di non aver bisogno di confrontarti e di integrarti col tuo prossimo.

Non avere paura degli altri!

Vinci le tue timidezze e le tue riserve e sappi far tuo l’inestimabile patrimonio delle loro ricchezze!

IO PERDONO: PERDONA ANCHE TU!

Io sono buono, l’unico buono, il buono in assoluto (Lc 18, 19). Ed è per questo che io perdono:

–  sempre,

–  tutti,

–  tutto,

a una sola condizione: che tu riconosca i tuoi errori, e, avvicinandoti al Sacramento della Confessione, decida di cambiare.
Il mio perdono è sicuro: ne è garanzia l’assoluzione che, nel Sacramento, rimuove, in mio nome, ogni peccato (Gv 20, 22-23).

Mio Figlio, col suo sacrificio, ha pagato per tutti: in Lui avete «la redenzione, la remissione dei peccati» (Col 1, 14; Ef 1, 7). E durante la sua vita terrena ha offerto il suo perdono con tale comprensione da suscitare stupore e perplessità (Mt 9, 4).
Tu, come Lui, sei invitato a riconciliarti con me e con i fratelli; e a perdonare, come io ho perdonato e perdono a te.
Devi perdonare non sette volte, ma “settanta volte sette” (Mt 18, 22).
Devi perdonare come condizione indispensabile per avere il mio perdono (Mt 6, 14).

So bene quanto sia difficile perdonare!

È così innaturale che non riuscirai a perdonare:

–  senza guardare all’esempio di Gesù, che è morto perdonando (Lc 23, 34); e soprattutto,

– senza una particolare grazia che ti viene attraverso la preghiera e i Sacramenti (Confessione e Comunione) (Gv 15, 1-12).

Una vera riconciliazione incomincia sempre da un gesto di umiltà e di perdono.

preghiereagesuemaria.it

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Donaci la grazia di capire
Insegnaci, Signore, a non amare noi stessi,
a non amare soltanto i nostri,
a non amare soltanto quelli che amiamo già.

Insegnaci a pensare agli altri,
ad amare in primo luogo quelli che nessuno ama.

Signore, donaci di soffrire della sofferenza degli altri.

Concedici la grazia di capire che ad ogni istante,
mentre noi viviamo una vita troppo felice, protetta da te,
milioni di esseri umani, che sono tuoi figli e nostri fratelli,
muoiono di fame senza aver meritato di morir di fame,
muoiono di freddo senza aver meritato di morir di freddo.

Signore, abbi pietà di tutti i poveri del mondo.

(Raul Follereau).